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Innanzitutto occorre spiegare il significato della parola distillazione: consiste nella separazione dell’alcool etilico da un mosto fermentato per mezzo del calore. Secondo i racconti tramandati nel tempo, il primo tentativo di distillazione avvenne coprendo con una pelle di montone un calderone riscaldato con all’interno del vino cotto, spezie e frutta. La pelle assorbì il vapore generato dal calore, venne poi strizzata e venne raccolto il liquido in un altro contenitore. Questo procedimento possiamo definirlo come la sintesi della distillazione in modo artigianale. Se vogliamo invece attenerci a qualche documentazione, alambicco anticopossiamo risalire al 2000 a.C., i cinesi producevano prodotti di cosmesi tramite la distillazione. Più famosa sicuramente la teoria che fa risalire la distillazione agli arabi: la parola alcool infatti deriva dall’arabo al-khul.
Veniamo adesso al metodo moderno di distillazione, elemento fondamentale è il cosiddetto Alambicco.
I primi accenni di utilizzo di alambicco possono risalire intorno al 1500, anni in cui si iniziò a praticare una distillazione che possiamo definire a circuito chiuso, in quanto si cercava di ottenere un flusso di vapori che potesse arrivare gradualmente alla condensazione. Alla fine del secolo, i primi distillatori scoprirono che il prodotto condensato, se sottoposto ad un secondo trattamento, si otteneva un risultato migliore e dal carattere più spiccato, così nacque quella che oggi viene definita come distillazione continua. Nel 1832 iniziò a alambicco continuoprendere forma un processo di alimentazione continua che tramite colonne di analisi e di rettifica, permetteva di separare le parti nocive con dei piatti chiamati gorgoglianti. In questo modo sarebbe stato necessario un’unica distillazione per ottenere un prodotto di alta qualità che, al contrario, con la distillazione discontinua si sarebbe ottenuto solamente in seguito ad un numero maggiore di distillazioni, allungandone quindi anche il tempo i produzione e l’utilizzo di un numero maggiore di materie prime. Questo procedimento avviene tramite alambicchi, nella maggior parte dei casi di rame, che al termine della lavorazione dovranno essere svuotati, puliti e ricaricati per un nuovo procedimento.
alambicco discontinuoLa parola distillare, infine, significa gocciolare. È proprio questo il senso di questo procedimento di creazione dell’alcool, separare l’alcool da un mosto fermentato tramite il calore che goccia a goccia ci darà il nostro distillato, passando dallo stato gassoso a quello liquido. In seguito a questa lavorazione si otterranno tre prodotti che verranno separati tramite un processo di rettificazione:

  • Prodotti di testa: sono prodotti nocivi che evaporano prima dei 78.4° C., la giusta temperatura di evaporazione dell’alcool etilico è infatti oltre i 78.4° C.
  • Il cuore lo raggiungiamo come detto a 78.4° C. ed è la parte destinata alla produzione dei liquori;
  • La coda: tutto ciò che evapora al di sopra dei 78.4° C. è assolutamente nocivo.

Quindi, per concludere possiamo dire come la testa e la coda sono prodotti nocivi, ma comunque utili per la lavorazione dei distillati, vengono quindi inseriti nuovamente nell’alambicco insieme ad altri mosti per ricavarne altre quantità, seppur piccole, di alcool etilico.
Capitolo a parte va dedicato ad una particolare tecnica di distillazione utilizzata per ottenere il Gin. Innanzitutto va ricordato come il gin sia un distillato ottenuto da alcool di origine cerealicola, aromatizzato con bacche di ginepro e altre spezie denominate botanicals.
Il Gin si ottiene tramite due tecniche diverse: infusione o steeping o tramite racking: la carterhead still ginprima consiste semplicemente nel distillare la seconda volta il distillato ottenuto con l’immersione dei botanicals (più o meno come si prepara il thè in ogni casa: acqua calda e infusione di spezie). Nel secondo metodo si utilizza invece un altro tipo di alambicco all’interno del quale troviamo una specie di cestello che contiene i botanicals. Questo cestello si trova alla sommità della caldaia, mentre al di sotto c’è il nostro prodotto da distillare. Il calore che proviene da sotto l’alambicco (e quindi sotto al liquido) rilascerà vapori che attraverseranno i botanicals nel cestello che rilasceranno i loro aromi e ne resteranno quindi impregnati. Questo particolare alambicco si chiama Carterhead Still.

 

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