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mezcal gusanoUna delle particolarità di cui non scritto nell’articolo sul Mezcal, è la presenza del verme all’interno della bottiglia. Il “gusano”, usando il termine più appropriato è un bruco che dimora all’interno della pianta di Agave e che viene raccolto dagli Jimadores durante il proprio lavoro.

Come si può immaginare, la vista di un verme all’interno di un liquido che stiamo per ingerire, non è all’impatto piacevole, ma in Messico è addirittura un grande onore poter bere l’ultimo bicchiere, masticando al contempo il bruco poichè è credenza popolare che questo rito doni vigoria sessuale.

La tradizione di aggiungere il gusano nella bottiglia nasce intorno agli anni 40, soprattutto nelle vendite al mercato americano. I messicani sono abituati inoltre a mangiare il gusano fritto con sale e peperoncino, seguendo un preciso rituale: stringono il gusano tra la lingua e il palato bevendo il distillato lentamente, in modo che la larva sprigioni per intero i propri sapori, fra il piccante e il salato quindi.

Le motivazione delle proprietà afrodisiache derivano da un’antica leggenda che ha come protagonista la dea Mayatl che aveva sembianze di donna Agave. Si dice che avesse quarantamila seni con i quali nutriva i suoi sudditi tramite un liquido prezioso, chiamato appunto Mezcal. Un giorno la dea si accorse che nel suo cuore stava nascendo un essere vivente, un magnifico bruco,bruco gusano mezcal questa presenza rese il suo corpo sensibile e propenso all’amore, tanto che la dea si innamorò di un giovane guerriero dalle spoglie mortali di nome Chag.

Il giovane era però piuttosto timido con le donne e, accortosi dell’interesse della dea, svenne per l’emozione. La dea quindi gli offrì il suo più bel seno, dal quale si abbeverò con avidità di mezcal: il magico liquido lo rese improvvisamente pieno di ardore e intraprendenza. Chag chiese alla dea Mayatl di trasformarlo in dio per rendere possibile il loro amore. La dea donò al guerriero il bruco cresciuto nel suo cuore e, non appena mangiato, Chag si trasformò in una divinità immortale. Grazie a questo bruco e al prodigi da lui compiuto, amò la dea per sette giorni e sette notti, alimentando per sempre la credenza legata alle virtù afrodisiache della piccola larva.

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